Signore, salvami!

c45dbaea589038f3e7fa12a8ff6cfdfa--biblical-art-saint-pierre - Copia - Copia

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».  Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».  Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

 

 

 

Chi è per te, Gesù?

 

Non ci credono.      Anche se lo vedono camminare sul mare.  Non ci credono.           Non è reale.  Non è vero.      Per loro, è un fantasma.

 

Se sei tu,   comandami di venire.       Lo metti alla prova.  Lo provochi.    Ti senti  tu,        il giudice.     Colui che valuta.  Colui che decide.  Se lui è Dio.

Vieni.      E sperimenti  che sulle acque non ci sai stare.      Non ci sai camminare.        Sei solo un uomo,  tu.           Il vento,  la paura, l’angoscia,     ti fa sprofondare.            Ti fa affondare.     Ti fa sparire nel mare.

 

Ecco, allora lo senti,  chi sei tu.     Debole, fragile, incapace,   di salvarti da solo.

Signore,  salvami!      Ecco allora lo senti,  chi è lui.     È la mano  che ti tende.               È la mano che ti prende.    È la mano che ti solleva.

 

È  il Figlio di Dio,

che ti salva.

 

 

 

 

 

 

 

Il povero Lazzaro

«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.  Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.  Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.   E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”»

 

 

Puoi essere come il ricco.  Vestito di apparenza.  Pieno, ripieno, satollo delle tue cose.  Sicuro, chiuso, rinchiuso  nelle tue cose . Adagiato, disteso, appoggiato sulle tue cose.  Solo sulle tue cose.  Indifferente, incurante, indolente  di ciò che ti sta intorno.  Indifferente a tutto ciò che non ti assomiglia, a tutto ciò che non ti riguarda, a tutto ciò che non ti rispecchia.

Non lo vedi il povero, che è davanti a te.  Non vedi Lazzaro che è venuto a salvarti. Non vedi il povero che ti ha mandato Dio. Non vedi Dio.  Non lo vedi, non lo senti, non lo vuoi . Per te Lazzaro non esiste proprio.  È fuori, è annullato, è scomodo, è trasparente, è assente, è negato.

Ma con Lazzaro hai negato anche la tua parte povera, debole, fragile, ferita. Hai negato anche la tua anima.  Gesù ti fa vedere dove sta.  Negli inferi. Nei tormenti. Nel fuoco che la brucia.  La tua anima ha fame e sete, come Lazzaro, più di Lazzaro.

Ti fa vedere anche chi è Lazzaro.  L’anima di Lazzaro è nelle braccia di Dio, è consolata, è amata, è adagiata nelle braccia del Padre.  È beata, ristorata, nutrita,  vestita  di Dio Padre.

Svegliati!  Non aspettare quando è troppo tardi. Sei ancora in tempo.  Lui, Lazzaro, il povero, può intingere un po’ d’acqua e dissetare la tua anima che brucia, che si consuma, che muore.  Lui può colmare l’abisso, la separazione, la divisione fra te e la tua anima.  Perché Lazzaro piagato, rappresenta le piaghe di Gesù Cristo. Il Figlio di Dio,  che è venuto a salvarti.

Vai  dal povero che  lo porta, che te lo dona, che te lo offre.  Vai dal rifiutato, abbandonato, ferito, malato, vai da lui e guardalo, sentilo, incontralo. Aiutalo, ristoralo, riparalo, consolalo. E fai l’esperienza di Dio.  Cerca Lazzaro anche nei tuoi fratelli,  con i tuoi fratelli.

Muoviti!  Non aspettare, per convertirti, per convincerti,  che vengano dei fatti paranormali.  Non aspettare che vengano i morti sulla terra a darti la prova, la sicurezza, la conferma.  La fede non è un’idea, non è una tesi, un’ipotesi.  La fede è un incontro.  È una relazione.  È un rapporto di amore con Dio.  Come lo è stato per Mosé e i profeti.

Come loro, con loro e in loro,  puoi incontrare Dio.