Sono proprio io!

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».  Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.  Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

 

 

“Sono proprio io!    Toccatemi e guardate;  un fantasma non ha carne e ossa,  come vedete che io ho”.              E per te,    Gesù risorto,   è vero ?

 

Non è vero.

Gli hanno levato il corpo,   a Gesù risorto.      Non lo vogliono   con il corpo,    Gesù risorto.  Lo hanno fatto virtuale.    Così non è reale.  Così non è vero.  Così non è vivo.    Così non è risorto.    Ma sono loro che sono finti. Che sono falsi, che sono vuoti.    Che non sono veri.

Gli hanno levato le ferite,   a Gesù risorto.     Non contano più.  Non c’entrano più.  Non ci stanno più.     Non esce più il sangue del Figlio di Dio,  da quelle ferite.   Così non le puoi toccare.   E non ci puoi entrare.        Solo in loro,  devi stare.

Hanno portato via,   tutto Gesù.      Non ne parlano più  . Non ci sta più.    Non si trova più.   Ci stanno solo loro.  Bastano solo loro.  Contano solo loro.   Trovi solo loro. Al posto di Dio. Sono veri solo loro.  Più di Dio.      Ma non sono Dio.   E non sono risorti.     Sono morti.  Già da ora.

 

 

È vero.

Gesù è risorto,   perché è il Figlio di Dio.      E Dio,  che ha fatto la realtà,   non è reale?   E Dio,  che è Verità,  non è vero?      Lo è di più. Molto di più.   Che di più non c’è.    Più di te.

 

Guardate le mie mani e miei piedi. Sono proprio io!     Solo Gesù  ha quelle ferite.  Sono il segno. Sono la prova. Sono la firma.  Sono la conferma.     Che è lui.     Sono l’impronta. Sono il timbro.  Sono il sigillo.      Che è lui.   È proprio lui.   Gesù.

Toccate e guardate;   un fantasma non ha carne e ossa,   come vedete che io ho.     Quel corpo  è proprio vero.    La visione,  non ha carne e non ha ossa.   La suggestione, non ha carne e non ha ossa.   L’impressione,  non ha carne e non ha ossa.       Quel corpo ci sta. In carne e ossa.   Quel corpo ha carne e ossa.  Ci sta la sua carne. Ci stanno le sue ossa. Ci sta il suo sangue.    Vivo e vero.

Mostrò loro le mani e piedi.      Ecco le ferite.  Ci stanno le ferite.   Sono vere,  quelle ferite. Ci stanno per fartele vedere.    Per fartele toccare. Per fartici entrare.  Per poterti salvare. Se ci stai dentro.  Se ti fai toccare da quelle ferite.   Dal sangue che esce da quelle ferite. Dal sangue  del Figlio di Dio.

 

Avete qui qualcosa da mangiare?      Ci sta quel corpo.   È vero quel corpo.  Può mangiare quel corpo.  Solo un corpo lo può fare.   Solo un corpo vero. Solo un corpo vivo.  Ci riesce. E te lo mostra. Te lo dimostra.    Con i fatti.

Egli lo prese lo mangiò davanti a loro.      Te lo fa vedere.  E lo puoi vedere.   Quel boccone entra nella sua bocca. Come nella tua.     Lo mastica e scende. E va giù nel corpo. Come nel tuo.    E quel pesce non ci sta più.  Come nel tuo.      Quel corpo è vero.   Come il tuo. Più del tuo.

In quel corpo,  ci stai anche tu.   Ci sta anche il tuo.    È risorto.   E con lui  risorge anche il tuo.    Ma ci pensi?  Ma dove lo trovi?   Ma chi te la da, una cosa così?   Solo il Figlio di Dio. Lo fa.

 

Ecco,   la resurrezione di Gesù.                                                                                               È anche  la tua.

 

 

 

 

 

I mercanti nel tempio

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Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».  Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.  Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

 

 

 

Il tuo cuore  è il tempio di Dio.   Con Gesù,  entraci dentro e guarda   se è diventato un mercato.

Le tue bancarelle.  Dove hai messo in vendita il tuo cuore.  Ad uso e consumo degli altri.  È copiato sugli altri.  Lo hai scambiato, barattato, plagiato.  Lo hai marchiato.

In altre bancarelle  hai messo  i cuori   dei fratelli.   Li hai rubati, feriti, spezzati.  Usati, ingannati, traditi.  Li hai venduti.  Li hai abbandonati per i soldi,  in cambio dei soldi.

In altri banchetti,  hai messo anche Dio.  Lo hai fatto diventare una  tua proprietà, una cosa, una merce.  Lo hai usato. Te ne sei servito.  Te ne sei approfittato.  Lo hai tradito.  Sei tu, il mercante.

Hai lasciato entrare  anche  i cambia-monete.  I loro banchetti  sono altari, pieni di monete, al posto di Dio.  Ti comprano,  con il loro sorrisi falsi,  i loro occhi vuoti,  i loro soldi finti.  Ti rubano.  Ti ingannano.  Sono ladri.   Il tuo cuore è diventato  un covo di ladri.   E non se ne vogliono andare.

Ecco la confessione.

È ripulire il cuore.  Lascialo fare a Gesù.  Lui solo lo sa fare.

Con Gesù,  scaccia via,  butta fuori,  tutte le bestie,  gli istinti,  gli idoli,  che si sono messi  davanti a Dio,  prima di Dio,  al posto di Dio.   In mezzo  tra te e Dio.

Scaccia  tutti i mercanti.  L’invidia, la gelosia, la cupidigia, che ti hanno comprato il cuore. Getta a terra le loro monete.  Appartengono alla terra.

Rovescia  tutti i banchi,  i tavoli,  i panchetti,  le bancherelle.

Ecco la conversione.

Con -vertire,    ro -vesciare,    ri -girare,   ri -muovere,   ri -baltare,   ri -voltare.

Porta  via  tutto il mercato.  E fai tornare  il tuo cuore  casa di Dio.  Fai tornare il tempio di Dio  sacro solo a Dio.   Al tuo Dio,  all’unico Dio.

Gesù  ti sta per donare il suo stesso corpo,  come Tempio del Padre.  In lui puoi adorare il Padre.

Nel suo corpo risorto.

Nell’eucarestia.

 

 

 

 

 

 

Tommaso

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La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

 

Non ti basta.  Non ti basta sentire. Non ti basta la faccia, l’emozione, l’espressione dell’altro. Non vuoi essere uno specchio, un riflesso.

Lo vuoi vivere quell’incontro con il Signore risorto, di persona, in persona.  Vuoi vedere con i tuoi occhi, sentire con le tue mani. Per metterli nei suoi occhi, per metterle nelle sue mani.  Ecco, lui ti viene incontro.  Ti mostra le sue piaghe, le sue ferite.  E’ proprio  lui,  il crocifisso risorto.

Ora Gesù ti chiede di più.  Ti chiede di mettere il dito nel buco dei chiodi.  Guarda le sue mani trafitte e trapassate.  Metti il dito, lì, nel buco dei chiodi.  Metti il dito lì, dentro il buco del chiodo,  al posto del chiodo,  riempi il vuoto del chiodo.  Aspettava te,  quel posto, quella ferita.

Ora tocca, senti, prova, vivi, quello che c’è dentro.  Quello che è passato dentro.  Quello che è rimasto dentro.  Quello che risplende dentro.  Lascia che passi dentro di te.  Lascia che diventi parte di te.  Metti il dito li dentro, e tocca il paradiso.

Se  entri  nel segno dei chiodi,  anche tu diventi  un segno.  Un segno del corpo risorto, di Cristo risorto.   Un  apostolo,  in Gesù, come Gesù.

Poi,  prendi la tua mano e mettila nella ferita del suo costato.  Nel suo costato aperto, squarciato dalla lancia.  Quella ferita è arrivata fino al cuore di Gesù.  Il suo cuore si è aperto ed è sgorgato fuori,  per te.

Con la tua mano, tocca il suo cuore. Tocca il sangue  e l’acqua, che sgorgano dal suo cuore.  Tocca lo Spirito Santo, che trabocca dal suo cuore.  Tocca  l’Amore del Padre, che esce dal suo cuore.

Nello Spirito Santo, lo hai sperimentato e lo hai riconosciuto.  Cadi in ginocchio e lo proclami: “Mio Signore e mio Dio!”

Hai messo le tue mani, i tuoi occhi, il tuo viso, nel Signore risorto.  Ora portali dove lui ti manda.  Dove lui ti vuole.

Dove ti aspetta il Padre.

 

 

 

 

Mio Signore e mio Dio!

 

«Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

 

 

Gesù,  tu  vieni a porte chiuse.  Entri dentro il mio cuore chiuso dalla paura,  dall’angoscia.  Per difendersi, per ripararsi,  per proteggersi dal dolore.  Per non essere ancora ferito.  Entri nel mio cuore e nella mia anima,  entri nell’eucarestia,  con l’eucarestia.

Vieni con il tuo corpo glorioso,  glorificato e mi vieni  incontro.  Mi vieni  incontro per primo,  per amore, mosso dall’amore.  Gesù, sei davanti  a me e mi fai vedere le tue mani ferite e i tuoi piedi  e  il tuo costato e mi chiedi di toccarli.

Per curare le mie ferite, Gesù, devo entrare nelle tue.  Con la mano mi avvicino alle tue mani,  ai buchi dei chiodi, vuoti, svuotati dai chiodi.  In te Gesù, i chiodi non ci sono più, non fanno più male.  In quei buchi Gesù, posso mettere le mie ferite, il mio dolore.  In te Gesù, saranno svuotate dai  chiodi, da ciò che le umilia, da ciò che le alimenta.  Saranno svuotate da ciò che le fa sanguinare.

Poi  Gesù,  metto le mie mani nella ferita del tuo costato.  Entro in quella ferita.    Il sangue  e l’acqua,  escono  dal tuo cuore.    Le mie mani sono toccate dal tuo cuore.  È il tuo cuore che entra nel mio cuore.

Allora Gesù, tutto di me ti riconosce. Tutto di me esulta, canta, danza di gioia.

Tutto di me, si inginocchia davanti a te e ti proclama, ti acclama:

Mio Signore e mio Dio!